Non ditemi più nulla;
è come se mi uccideste di nuovo.
Sono da tempo già morto
prima che il sole nascesse.
Eppure sono rimasto in perenne tramonto,
solo come canna al vento,
alba di comparse e di scomparse.
Non ditemi che sono stanco;
lo sono da tempo, e non conto
i minuti che rompono la mente
e non odo questa voce lontana
quasi un sussurro che emerge dal nulla.
Non ha corazza di vento questa vita
che pure non dorme né sogna
e guarda un informe lontano
come pietra smemorata dal tempo.
Non ditemi più nulla
in attimi carichi di musica nuova.
È come calpestare Dio
col piede immacolato del Santo,
è l’ipocrisia più sacrificata
che stringe la mano e la spezza.
È disperazione assoluta
del Dio abbandonato
che emette il gemito eterno.
Non contatemi più sulla terra,
non sono embrione
strappato da un seno di carne,
non sono pallida immagine
che si consuma nel tempo.
Non pugnalate questa volontà
che svanisce per sempre,
lentamente,
fiaccata del delirio delle notti.
