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Mario Ricotta

Storia e memoria · Prefazione

Introduzione a «Mussomeli tra fiaba e storia»


Il libro

Mussomeli tra fiaba e storia

Maria Sorce Cocuzza

Giochi, conte, nenie, proverbi e superstizioni di un paese prima della televisione.

pp. 7-9

«La pelle della memoria è sottile e si sfalda nel vento del passato»: giochi, conte, nenie e proverbi di un paese, raccolti prima che l’elettronica ne spazzi via ogni residuo.

È quasi un racconto al limite tra la fiaba e la storia e crea effetti suggestivi e struggenti. Gli argomenti si snodano in letture piacevolmente scorrevoli. L’insegnante Sorce Cocuzza traccia con affetto e calore una panoramica di un’epoca ormai trascorsa, ma ancora viva nei ricordi. Il sistema delle comunicazioni era scarsamente sviluppato, le distanze sembravano enormi. Il mondo era piccolo sia topograficamente che culturalmente e si limitava alla propria famiglia, al vicinato, al quartiere, alla contrada, al paese. A volte si allargava ai paesi vicini. Altro era il paesaggio di allora. Oggi, il paese ha guadagnato una notevole estensione di terre e le costruzioni selvagge e aggressive hanno rotto un equilibrio che si manteneva miracolosamente fino a un decennio or sono, mentre uno scempio costante nel centro storico va sradicando preziose testimonianze del nostro passato. Le case (ancor oggi ce ne sono) miravano all’essenziale: i cessi dietro la porta d’entrata, le stalle dove i contadini tenevano i muli o gli asini. Le faccende domestiche si svolgevano in una stanza, a volte in due, raramente in più stanze. Le galline, e meno frequentemente qualche capretto o agnello, erano compagnia abituale di molte famiglie.

Vasta è la raccolta dei vari argomenti trattati in questo libro. I numerosi giuochi, a cui i ragazzi ricorrevano per divertirsi, ci rimangono come sospesi nel cuore della nostra infanzia nascosta ma perennemente presente e ci pervadono di un sentimento profondo di nostalgia dolce - amara. Essi sono dentro di noi e si ripetono come alla moviola nelle nostre immagini. È come un ricominciare all’infinito. Così pure le cosiddette «Conte» che, in fondo, sono uno schema di giuoco, quasi un rituale magico, una forma di rito religioso a cui il ragazzo prestava (presta) una attenzione ed una obbedienza quasi cieca. Noi, catapultati in questa esistenza, ci sentiamo come sparsi e frantumati in tutte le vicende delle nostre età, specialmente in quei giochi stupidi ma tanto amati, in quelle filastrocche rozze e ritualistiche che ci rendevano eterni, e la morte e la vecchiaia erano un avvenimento non nostro. Quanto diverso il giuoco dei ragazzi di oggi da quelli di allora! Il progresso ha scavato abissi in pochi anni di storia! Un passato recente è diventato quasi impenetrabile e la notte l’avvolge. Noi, che stiamo nel trapasso, stentiamo a crederci e siamo costretti a scinderci… Le dolci e melodiose nenie, alcune veramente stupende, che le mamme cantavano per addormentare i loro bambini e da cui, ancora, emana un alone di innocenza e di mistero.

Gli indovinelli e gli scioglilingua erano un passatempo gradito e un piacevole divertimento, specie prima della diffusione della televisione.

Diffusa era pure l’abitudine di raccontare fiabe o novelle, specie in inverno, ai bambini, accoccolati vicino al focolare.

Anche ad una lettura superficiale si può capire come i riti e le formule delle credenze e delle superstizioni sono comuni alle formule di molte preghiere popolari. Lo sviluppo è simile. Indubbiamente si tratta di uno stesso atteggiamento magico del popolo primitivo, prelogico. Taluni riti e credenze si sovrappongono a talune preghiere popolari. L’oggetto comune della superstizione e della religiosità è il santo che tutto può. Chi non ricorda dalla viva voce dei nonni le lamentose filastrocche - preghiere serali, esorcismo contro il male e la paura? Il nostro è un popolo religiosissimo ma certamente (forse) non cristiano.

I proverbi ed i motti sono uno degli aspetti della saggezza degli antichi che, però per essere già definiti, accettati acriticamente, sono molte volte una saggezza non saggia. Nella poliedricità dell’essere, nella complessità dell’esistenza, nella dinamicità della vita e della storia, il proverbio è una saggezza fissa, immutabile, che non si misura sempre con gli avvenimenti, che dà una visione alquanto riduttiva dell’uomo, che limita l’ardimento di chi non vuol stare entro gli argini della cultura del suo ambiente e del suo tempo. Se sono un orientamento per i più, diventano un limite, una condizione insostenibile per i pochi che cercano sempre nuove vie.

Pur con la necessaria incompletezza e qualche imprecisione, questa raccolta rappresenta un punto di riferimento per ulteriori ricerche, una luce per la conoscenza delle origini di molte attuali abitudini: il nostro inconscio collettivo. La Sorce Cocuzza, a volte, filtra i fatti attraverso le sue emozioni e tenta di generalizzare in buona fede il modo come lei ha sperimentato e vissuto tali fatti. Con tocchi energici e vive descrizioni ella ripesca dal silenzio del passato il modo di vivere, le feste, i vari lavori, e ne risveglia i coloriti fantasmi degli artefici esecutori di allora.

È un mondo di piccole cose, di piccoli fatti, di vicende semplici, di persone povere e disagiate, che non mutano gli avvenimenti della storia, ma si inseriscono nella fantastica cornice di un paesaggio da fiaba, assolato o notturno o al crepuscolo (a seconda dei punti di vista). E queste figure così semplici, così ingenue e i loro problemi così innocenti, così stupidi come magici e teneri giuochi di bimbi, diventano attrazione seducente per tutti, per noi storia di chi non raggiunge la soglia della storia.

I contadini, gli artigiani in genere, tutti gli individui di questa raccolta assurgono a simbolo di un’epoca ancora non del tutto tramontata, nel cuore della Sicilia, terra mitica per il suo sonno secolare, per la sua proverbiale indolenza, metafora dell’abbandono solare, dell’arida bellezza. Il sogno dei deboli e degli oppressi diventa poesia e romanzo.

Era stridente la differenza tra il benessere dei pochi e la miseria dei più (concordo con quanto più volte sottolinea il gruppo scolastico della scuola elementare di Mussomeli, che ha collaborato nella raccolta dei dati). Nemmeno oggi, però, tale abisso tende a colmarsi. Vi era, però, un contatto concreto e palpabile col proprio lavoro, col prodotto di tale lavoro. Si lavorava tanto quanto bastava per vivere. La natura era parte integrante della vita dell’uomo e la comunicazione, anche se primitiva, avveniva più schiettamente nell’ambito della famiglia e del vicinato ed era sensazione, sensualità, sentimento, emozione, incanto, magia, suono. Non si era distratti o presi dalla comunicazione di massa o dalla comunicazione a distanza con i suoi innumerevoli risvolti. Si viveva con lentezza. Si assaporava ogni momento di vita… Oggi si vive in corsa. L’informatica e l’elettronica, anche nel nostro paese, forse, in breve tempo, spazzerà ogni residuo del passato. Quella dei nostri avi è un’epoca incontaminata, eroica, la nostra passa così rapidamente attraverso un’evoluzione tecnica che ci confonde… Siamo nell’epoca della transizione. Il flusso della storia passa addosso a questo popolo, lo riveste, ma non lo penetra. Eppure la nostra è una storia di eroi… o no!… Sì… Di eroi: se per eroismo si intende la lotta che i diseredati debbono ingaggiare ogni giorno per assicurarsi la sopravvivenza.

La nostra vita si scopre come uno svolgimento lento ma irreversibile che, giorno dopo giorno, si realizza con mutamenti progressivi e impalpabili. In queste pagine sono stati fermati momenti di esistenza contro l’inesorabilità del tempo. E se non è possibile descrivere soddisfacentemente la realtà di allora, con le sfumature e i dettagli, possiamo, però, studiare sui segni e fantasticarci sopra. La pelle della memoria è sottile e si sfalda nel vento del passato. Noi che non siamo immortali, o forse lo siamo, dobbiamo proiettarci nel futuro che dovrà studiarci. Il passato ci merita come noi dobbiamo meritare il futuro.

La storia, la psicanalisi, la filosofia originano da una comune base mitica e si alimentano di essa.

Mario Ricotta


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