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Mario Ricotta

Poesia · Recensione

La poesia di Giacinta Marchione


Il libro

La poesia di Giacinta Marchione

Giacinta Marchione

I versi di una poetessa letti come un diario dell’anima.

I versi di Giacinta nascono come una esplosione di luce, meraviglia di colori e di silenzi.

Sono quadri, momenti fulminei, visioni istantanee di vari aspetti della natura: fiori, sere, sole, vento, luna, stelle, colline, mare, alberi, colti quasi rapinati dallo sguardo estatico, sognante, che si perde e si ritrova nei mille tumulti della vita.

La bellezza in tutte le forme cangianti della natura: «Alla luna si concede come sposa – col vento regala la fragranza – offrendo a pochi eletti la sua danza».

Dietro questi quadri della natura brucia un fuoco ribelle come il magma di un vulcano.

Tra la «pienezza e il vuoto», «tra cielo e cuore», «pareti di storia» c’è «la potenza di uno sguardo» che può cambiare il mondo. C’è un confronto continuo, uno specchiarsi tra il ritmo della vita e l’inquieto spazio cosmico.

La meraviglia, lo stupore della natura che si svela ai più sensibili, i prescelti, della storia in cerca di memorie.

Sussulti, sentimenti dell’animo che si confronta con la natura.

Giacinta non ha mai scritto un verso, non ha mai considerato che dentro di lei fluttuavano sentimenti, emozioni che premevano contro l’arido tappo dell’esistenza fredda e asfittica di ogni giorno. Anche se non ha mai scritto un verso prima di ora, è stata sempre una poetessa nascosta, segreta.

La vita si snoda tra brividi di stupore e meraviglia della scoperta, nel percorso complicato e impervio

«Delle fatiche umane seminate con la luna», o «l’ape che farà abitare l’anima di quel sogno» o «il ritorno costante a nuove attese», «frammento di meraviglia reliquia di esistenza per toccare la tua anima», «fra brandelli di luce» o «pietre dal cuore illuso» o «radici di speranza sui confini che alimentano i ricordi che sovrastano il ritmo dei confini».

Del resto non c’è verso o poesia che non abbia quest’impronta forte di originalità, e direi nello stesso tempo di intensità riflessiva.

I versi sono ora tocchi, ora colpi di immagine, ora folgorazioni, ora spinte misteriose che squarciano profondità emotive e insondabili segreti. La scoperta diventa conoscenza, sensualità magica, stupore del momento, dello sguardo, della luce tra gli occhi assorti e l’accoglimento dell’immagine, il silenzio dell’attesa e i suoni del passato. I sentimenti allora sono colori, suoni, abbaglio, fulminazioni.

Il tempo scorre tra «le forme del vento» e «cieli di solitudine» perché «la vita è un mistero nascosto in un fiore».

La natura, l’universo, la luce, il vento, il sole e la luna, l’incanto di un paesaggio, di una immagine, l’atmosfera di un quadro, di un momento rubato al tempo per renderlo perenne, per incantarlo nell’essenza che sta al di là dell’immagine, con gli occhi in quell’immagine, immediata, rubata, colta al fluire inesorabile del tempo nel succedersi dei cambiamenti. Cogliere l’istante prima che quell’istante diventi un altro istante, unità del sentimento, mistero inafferrabile, spazio illimitato, confine indefinibile e nello stesso tempo forma che sfuma, che ondeggia, che specchia, che illumina di ombre.

Mi chiedo come è che una persona, una donna, per tanto tempo abbia tenuto nascosta questa ricchezza?

Vivere la quotidianità sebbene nel rapporto costante con il dolore e le inquietudini dell’esistenza umana anche per il suo ruolo di assistente sociale, banale, grigia, senza mai uno sprazzo, senza una ispirazione?

È mai possibile? O questa quotidianità era l’apparenza, la superficie che conteneva tali tumulti? O forse mancavano stimoli, mordente per metterli fuori? La poesia è sacralità e dissacrazione nello stesso tempo, è vita che si vive, ma nello stesso tempo fantasia che crea, incontro tra l’occhio che coglie il fascino di una immagine della natura e l’immagine che si impossessa dell’occhio.

In questo connubio si coglie il mistero, esplode la fantasia.

Mario Ricotta


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