Storia e memoria · Prefazione
Prefazione a «Arte e cultura a Mussomeli»
Il libro
Arte e cultura a Mussomeli. Aneddotica fra le righe
Maria Sorce Cocuzza
Poeti, pittori e uomini illustri di Mussomeli, con gli aneddoti che li accompagnano.
pp. 9-11
«L’opera della Cocuzza è quella di disseppellire salme, di aprire tombe per lungo tempo chiuse»: i letterati e gli artisti di un paese, restituiti al sole.
Come ogni paese anche Mussomeli conta i suoi letterati, i suoi artisti, i suoi uomini illustri.
Tranne qualche rara eccezione nessuno di loro riesce a superare i limiti della provincialità e rimane confinato nella cultura del suo tempo, semmai con un sentimento più sofferto, più partecipativo del popolo a cui appartiene, o con doti particolari che lo fanno emergere dal buio del passato o dall’effimero del presente. L’opera della Cocuzza è quella di disseppellire salme, di aprire tombe per lungo tempo chiuse. E dà un posto al sole ai nostri malandati uomini illustri, riscopre le loro spoglie. È tempo che diventino materia scolastica per i nostri alunni, tra le altre materie di studio. Sono resti di cultura per un argomento di studio, per una trasmissione generazionale, perché rimanga sempre un filo ideale che ci riconduca alle radici.
Sono gli interpreti più rappresentativi di una cultura e di una poesia popolare che si traduce nelle infinite credenze e nelle mille sfumature di respiri diversi. In nessuno di essi, ripetiamo, tranne qualche rara eccezione, riusciamo a scoprire quella originalità che fa i grandi, che distacca l’autore dalla sua epoca e dal suo popolo, ma gli dà quella inesauribile abilità di saperli capire e di prevenire i tempi. Sono figli del loro tempo, magari più acuti, ma con i limiti e le chiusure del tempo in cui vivono.
Un sentimento della libertà perduta, una dolorosa sofferenza della sua tenebrosa prigionia si coglie nel poeta Frangiamore del ’600: versi didascalico-religiosi sono quelli dialettali di P. Puntrello, il poeta contadino; o pedagogico-religiosi, di argomento sacro o ameno, in italiano o in dialetto del P. Mulè; la dolcezza del verso dello schivo Barcellona; o l’eleganza delle rime del Tomasini; o l’armonia del Piazza; o la capacità estemporanea di poetare di Michele Vaccaro, tuttora vivente.
Ma la più valida delle loro opere è rappresentata, forse in taluni, dalla loro stessa vita: da quella sventurata e mitica del Frangiamore, che sarebbe riuscito a riconquistare la sua libertà calandosi con il lenzuolo dalla finestra della prigione del castello in cui era rinchiuso, a quella solitaria, contemplativa nel suo gioco infantile, nei suoi spazi di campagna, di P. Puntrello, a quella pastorale di un prete di vecchio stampo qual è il parroco Mulè, con la sua avventurosa infanzia e il viaggio, il suo lungo viaggio fino a Caltanissetta per raggiungere il seminario, e i numerosi aneddoti che si raccontano su di lui, prete particolare, di bassa statura, con la tonaca corta su cui spiccavano gli aloni giallognoli del tabacco, il suo vizietto.
Il francesista Enzo Giudici, il più grande studioso del ’500 lionese.
Giuseppe Sorge, storico di Mussomeli, che con la cultura e la sua voglia di inserirsi nella vita pubblica a poco a poco raggiunse le cime della burocrazia italiana.
Paolo Giudici, amico di Papini e di Prezzolini, conoscitore della lingua araba, ci ha lasciato delle fantastiche descrizioni dei suoi viaggi in terra araba. Fu critico, saggista, romanziere e poeta. È l’autore di «Quadia, terra di mori».
Vengono rivalutati il pittore Frangiamore e il nipote Rizzo, pur esso pittore, lo scultore Salvatore Cardinale e il modellatore P. Luigi Sapia, ma non mancano riferimenti alla lunga serie di artisti non mussomelesi che hanno lasciato un’impronta a Mussomeli.
Il pittore Pino Petruzzella, ancora vivente, ha dato lustro a Mussomeli in ogni parte del mondo.
P. Giuseppe Messina, studioso di filosofia persiana, di storia delle religioni, pubblicava in latino, in tedesco, in persiano.
P. Profita ha contribuito con la sua conoscenza della lingua malgascia e il vocabolario italo-malgascio ad avvicinare la cultura malgascia a quella europea.
P. Domenico Maria Canalella, il traduttore delle grandi opere dall’italiano in siciliano.
La commovente e suggestiva figura della baronessa Maria Mistretta, di elevate doti e di spiccata sensibilità artistica, e gli avvincenti ricordi legati a don Mario Adinolfi, due personalità fatti rivivere con il cuore e con malìa dall’insegnante Pennica Carmelo.
Infine il grande Paolo Emiliani Giudici, il primo storico della letteratura italiana, il domenicano ribelle, senza vocazione, personaggio di levatura europea.
L’autonoma immortalità di queste personalità trova nella raccolta della Sorce, una collocazione particolare, dove poeti contadini sono accanto a colti, eruditi studiosi, scrittori di rime accanto a letterati di fama europea. Storie e piccoli aneddoti di vita quotidiana dal sapore di fiaba tessono la tela degli intervalli: un’unica tela! «Celie», «Blasonati e Popolani», le immancabili storie di «Preti e Frati», «Medici e Pazienti», «Messi, Pretori e Graduati», «Simpatici Monelli», «Semplicioni e Strampalati», «Tirchi d’altri tempi», «Tra Pastori», o «Risposte Sagaci e Piacevoli», «Lamenti d’Occasioni», «Strani Dialoghi», «Linguaggio Ricercato e Candidi Ignoranti», «Fregature», «Vanità», «Miscellanea», «Suini ed Equini», o episodi spassosi: «Dal barbiere», «Nei Negozi», infine «Scuola e Maestri all’Inizio del Secolo».
La signora Cocuzza sa incantare con il racconto delle piccole cose accadute, con la grazia delle buone maniere.
Basta una battuta, uno scherzo, un tipo, un’occasione per farne un racconto. Suggestivo e struggente è il ricordo della scuola e dei maestri di un tempo. Mentre leggo queste righe mi sento già del passato. Forse già siamo del passato!
Questi ricordi così vivi, così pieni, frizzanti sulla pelle di un bimbo appena sveglio, come il fresco di un’alba rugiadosa, ci suscitano infiniti altri ricordi, ci stimolano a raccontare di altri autori sconosciuti, di tante esperienze personalmente vissute, di fatti di cui fummo protagonisti. Forse qualche autore si sarebbe potuto omettere, ricordarne qualche altro. Non importa!
Questo è il cuore pulsante del nostro paese, della nostra gente così arretrata, così gretta, così invidiosa, così contraddittoria, così paurosa e vile, così riduttivamente ed inavvertitamente umana. È un afflato caldo che ci giunge dal nostro passato.
Bisognerebbe toccare l’intero polso di tutta l’umanità per sentire le infinite pulsazioni in cui per attimi anche noi ci siamo. L’attimo di una pulsazione forse è una ragione per vivere.
Illusioni e disillusioni sono la stessa cosa. La disillusione è una illusione più forte, e la più forte delle illusioni è la disillusione totale.
La Sorce Cocuzza evade il problema, non lo sfiora nemmeno.
Senza volerlo, senza consapevolmente pretenderlo, ci dà una sua filosofia della vita.
Mario Ricotta