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Mario Ricotta

Storia e memoria · Prefazione

Prefazione a «La guerra e il dopoguerra nel ricordo degli anziani»


Il libro

La guerra e il dopoguerra nel ricordo degli anziani 1930-1949

Maria Sorce Cocuzza

La guerra vista dal paese: testimonianze, documenti e fotografie del 1930-1949.

Volume I (pp. 9-10)

«Ecco l’altra storia che non troverete mai sui libri di storia, cantata con animo ingenuo dal popolo»: la memoria orale di un paese, raccolta prima che i suoi testimoni si spengano.

La lettura di queste pagine mi ha suscitato immediatamente il ricordo di una foto che vedevo spesso da bambino e aveva catturato la mia immaginazione. Un soldato coi baffi, uno zio materno che non avevo conosciuto, morto in guerra affondato con la nave, vittima di una ineluttabile catastrofe che non avevo vissuto.

Un altro ricordo mi ha risvegliato: mia madre recitava «La banda che passò da S. Frangiore», poesia di un altro zio materno.

Sicuramente molti di quelli che leggeranno vi troveranno squarci del loro passato, brandelli di ricordi. Così come è accaduto a me.

Non c’è famiglia che non abbia da raccontare un aneddoto o una propria esperienza e in questo sta il superamento della cronaca e della storia ufficiale che si stempera nel fluire dei racconti ricchi di sentimento popolare. Questa è poesia.

Anche se molteplici fotografie, numerosi documenti militari e civili, nonché un vasto numero di francobolli testimoniano la cura e l’interesse che la ricercatrice ha messo in questa raccolta, i fatti che vi sono raccontati non hanno la pretesa di una validità storica. Ecco «l’altra storia» che non troverete mai sui libri di storia, cantata con animo ingenuo dal popolo. E quella che per sua definizione è cultura orale, tramandata da padre in figlio, trova spazio in queste pagine. È il pregio del libro. È il popolo stesso che racconta le sue vicissitudini e le sue abitudini durante, prima e nel dopoguerra.

Situazione socio-economica alla fine degli anni trenta. - Monete e banconote d’epoca. - Canzoni d’epoca. - Poesie di R. Piazza. - Racconti di Camerota. - La raccolta dell’oro e del ferro per la patria. - Il grano all’ammasso e la commissione di rastrellamento. - Oscuramento e mezzi di illuminazione. - Il calmiere dei prezzi… - Le rivendite dei tabacchi. - L’intrallazzo e gli intrallazzatori. - La scuola elementare e la lotta all’analfabetismo. - Sfollati e profughi. - Il servizio postale durante la guerra. - Svaghi e intrattenimenti culturali. - I bombardamenti. - Lo sbarco degli Americani e i Marocchini. - Eroi, patrioti e disertori. - Il fascismo e la fine di Mussolini. - Il re e la sua fine.

I fatti narrati della quotidianità e dell’eccezionalità degli accadimenti trovano posto nell’estensione di vita dell’epoca.

Gli stessi protagonisti raccontano se stessi, la prigionia, la guerra, la lontananza, la liberazione con una partecipazione emotiva coinvolgente.

Tra i tanti racconti colpisce l’eroica e leggendaria morte di Plado Mosca, rimasto sconosciuto per cinque anni, che improvvisamente come un paladino di Francia o l’Arcangelo Michele, cavalcando il suo cavallo bianco, sfida, solo e deciso l’esercito russo che stava decimando i nostri soldati.

Il fascino e l’attrazione irresistibile del gesto così portentoso ed inusuale salva i soldati da morte sicura.

È importante raccogliere quante più notizie possibili sul nostro passato, conoscere quanti più fatti, non farsi sfuggire nemmeno vicende insignificanti, non importa come, con quale forma o stile.

Per non smarrire la nostra memoria.

È sempre una fonte da cui si può attingere per nuove ricerche.

Come il fotografo che fotografa ogni cosa momento per momento e non vuole farsi sfuggire alcun particolare. Non tutte le fotografie sono valide ma ci sono quelle valide.

Fin dai tempi della pubblicazione di «Mussomeli tra fiaba e storia» è questa la ragione fondamentale che ha imposto il percorso delle ricerche della Sorce-Cocuzza.

«In questa vasta raccolta di dati» allora avevo scritto «non possono, ed è inevitabile, avere tutti origine a Mussomeli ma si integrano così bene nel contesto da diventare patrimonio culturale del nostro popolo.

La cultura non può essere immobile, asettica, chiusa in se stessa. La dinamicità è la sua virtù naturale»

Ma non fu pubblicata in quella presentazione.

Oggi, l’affermazione, alla luce delle vicende comuni di diversi paesi trattati in questa raccolta, appare quanto mai veritiera.

Suggestivi e pervasi da sentimenti di nostalgia appaiono i racconti del Camerota. Le sue descrizioni si scolpiscono nella mente.

Oggi, che noi cerchiamo un’identità sfuggente e inafferrabile, che ci faccia sentire parte di questa comunità, non possiamo che riscoprire l’umanità delle nostre radici, che si è agitata prima di noi, forse più sfortunata per quella guerra che è stata costretta a combattere, per quella dittatura che ha dovuto subire, per la distruzione e la fame che ha dovuto patire.

Rimangono ancora gli ultimi testimoni di quel tempo, protagonisti, oscuri protagonisti, invecchiati, vecchi, in estinzione, ma così veri, così eroici, così ancora presenti, così ancora vivi che ci commuovono. Come è effimero il tempo che ci è stato dato da vivere, ma anche il dolore è effimero e questo ci consola.

Un sole antico va ogni notte a dormire e rinasce ogni volta all’alba con un antico calore sempre nuovo, così le generazioni si susseguono e mutano ma è sempre la stessa umanità che riscalda con un calore nuovo sempre antico.

Mario Ricotta


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