Storia e memoria · Prefazione
Prefazione a «Storie e personaggi»
Il libro
Storie e personaggi
Maria Sorce Cocuzza
Ritratti di paese: i tipi, le bizzarrie e i piccoli fatti che nessuno annoterebbe.
pp. 9-10
«Ognuno ha diritto alla sua immortalità. Dentro seppellisce il suo eterno. L’immortalità della carta è impura. È un’impurità necessaria.»
È come un lungo unico respiro che si confonde con il respiro più lungo di un popolo. Nella Sorce-Cocuzza continua la voglia forte di raccontare già manifestata nel suo precedente volume: «Mussomeli tra fiaba e storia», perché i volti imprigionati nei momenti del tempo, in una esistenza inevitabilmente limitata, diventino testimonianza del quotidiano, dell’abitudine, delle piccole vicende, di un determinato modo di esistere. Individui senza dignità storica, vite tracciate in uno spettacolo di nebbia che, dissolvendosi al chiarore della luce, ne porta i fantasmi, le loro sagome evanescenti.
I ricordi, però, anche se crudelmente falsati, rimangono documento usurato, carta di identità sbiadita in un tessuto sub-storico, significativi per tentare di capire epoche e culture. Piccole intimità così assumono l’onore di calcare la scena, certamente ritoccate, rielaborate, forse trasformate nella sostanza, nei significati complessivi, cronache, esperienze ridotte a un racconto sul lato bello e comico della vita. Piccoli esemplari di umanità che si muovono appena nella penombra della fumosità storica, che hanno vissuto o che vivono (qualcuno è ancora vivente) nel profumo stordente delle nostre pietre, negli effluvi di un paese che, seppure si trasforma modificandosi nella sua sostanza, non cambia, che hanno contato i minuti delle nostre giornate, che hanno sentito i rintocchi delle nostre campane, che hanno calpestato la terra delle nostre contrade, che hanno scandito il ritmo delle nostre abitudini quotidiane. Giorno per giorno nella loro intimità, con le loro piccolezze e le piccole furbizie, le loro bizzarrìe, le loro azioni, i loro umori, i loro gusti, le piccole emozioni, i sentimenti, le tenerezze… Una piccola raccolta che si sarebbe potuta dilatare fino a comprendere tutti. In ognuno vi è un infinitesimale briciolo di grandezza, nascosto magari nelle innumerevoli pieghe della propria piccolezza, difesa delle proprie paure, in ognuno vi è un qualcosa da ricordare, anche un gesto, anche un’isolata azione, anche uno sguardo smarrito, anche… Ognuno ha diritto alla sua immortalità.
Dentro seppellisce il suo eterno.
L’immortalità della carta è impura. È un’impurità necessaria.
Personaggi singolari dunque per qualche loro caratteristica?
Intanto personaggi, non persone! Il passaggio da persona a personaggio è inevitabile.
Singolari? La singolarità forse sta nel modo in cui si recepisce il fatto, in cui si colgono le battute in uno stato d’animo predisposto. Alcune descrizioni potrebbero far parte di un trattato di psichiatria. Sintomi fobici, ossessività, tratti caratteriali di taluni individui, assurti casualmente al rango di personaggi, diventano nella considerazione popolare, singolarità bizzarre, tratti buffi, espressioni argute, battute comiche. Protagonista, allora, è la fantasia del popolo.
L’individuo così assume il suo ruolo inconsapevolmente e senza meriti. Ma altri personaggi spiccano per la loro forza morale, per il ruolo che occupavano, per quello che rappresentavano. La Sorce Cocuzza non indaga al di là delle apparenze, nella complessa architettura della psiche umana, ma si limita ad una descrizione (bonaria!) di caratteri e di persone, di aneddoti e fatti a loro attribuiti. In questo sta l’incanto di tale raccolta e ne siamo affascinati nella semplicità espositiva che ha ancora una volta la luminosità della fiaba, anche nello stile elementare, a volte dal sapore di parlata dialettale e si propone ai bambini. Queste persone concrete, che sono pure vissute, che hanno pure respirato di vita, altre ancora viventi, si smaterializzano, si rarefanno, si evaporizzano per assumere la forma fantasmatica di un personaggio d’autore. Noi avremmo potuto aggiungere tanti altri dati o modificarne su persone che magari conoscemmo e completare i nostri ricordi che sono inevitabilmente sfumati e forse anche fallaci.
La vita che si vive nel momento in cui si scrive è già un ricordo. Sono bisbigli precipitati nell’abisso, eco sorda di vicende inutilmente accadute, mormorii a denti stretti e a labbra chiuse, fiato sprecato invano, roco rantolo sottofondo alla voce chiara. Identiche ripetizioni da secoli seppellite nelle viscere della non storia. Vi ritroviamo accomunati poveri e ricchi, emarginati ed autorità, professionisti e contadini, preti e religiosi, nullafacenti e nullatenenti, blasonati e militari, mestieranti e artisti in erba, benestanti e persone ricche di umanità.
In questo variopinto casellario vi trovano posto anche gli asini: il mansueto asino, compagno della nostra infanzia, amico dei nostri avi, aborrito simbolo dell’ignoranza e della stupidità. Gli insegnanti facevano ricorso frequente al paragone con il povero asino per umiliare il ragazzo che non rendeva a scuola: uno dei tanti rovinosi metodi pedagogici del passato. I nostri bambini, ricchi di cultura televisiva e pubblicitaria, sono depauperati della conoscenza di questa razza animale in estinzione. Struggente diventa il racconto sulla storia del nostro cinema e del pianino e della sala da ballo e dell’avventuroso inizio del commercio dell’argento e dell’oro a Mussomeli. Spassosa e piacevole è la descrizione di abitudini di vita alla scuola guida, dal barbiere, dall’avvocato, per i campi, presso alcune spiagge frequentate da Mussomelesi, nei negozi e di caste come i sacrestani, i preti, i militari.
In questa raccolta c’è un posto per tutti, anche per quel grande oscuro numero di persone di cui nessuno mai si ricorderà. C’è posto per il presente e per il passato.
Vivendo già scontiamo la nostra scomparsa fino al nostro ultimo alito che in qualche modo ci renda un eterno.
Mario Ricotta