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Mario Ricotta
Copertina "Teatro"

Pellicanolibri · 1988

Forma
Teatro
Pubblicazione
1988
Editore
Pellicanolibri
Critiche
4

Teatro

Teatro · 1988 · Pellicanolibri

Il testo che nel dicembre 1989 ha avuto la prima rappresentazione nazionale, con la cooperativa Teatro Nuovo di Palermo.

Di cosa parla

È la raccolta che porta in libreria il teatro di Ricotta nella sua forma più compiuta. «La bottega all’angolo», il testo che dà il tono all’insieme, mette in scena una madre e una figlia chiuse in una stanza, che aspettano inutilmente il ritorno del padre osservando intanto una bottega dall’altra parte della strada, sempre aperta e sempre illuminata. Chi ci abita non si mostra mai.

Renato Tomasino, nell’opuscolo della prima rappresentazione, riconobbe qui il triangolo classico della drammaturgia dell’assurdo — la coppia e l’Assenza — caricato però di valenze analitiche: i termini del gioco possono commutarsi, la figlia diventare un figlio, il bottegaio comparire o no, e nulla di questo cambia il senso, perché ciò che conta è il gioco delle relazioni.

Il libro fu presentato a Mussomeli il 18 dicembre 1988 con Dario Bellezza, Dante Maffia, Luigi Reina e Renato Tomasino; pochi mesi dopo «La bottega all’angolo» andò in scena al Teatro Supercinema di Caltanissetta.

Hanno scritto di quest’opera

Le critiche

Beppe Costa

Poeta, Scrittore, Editore

Che Mario Ricotta è scrittore prima e psichiatra dopo è certo ed è la professione che attinge alla naturale ispirazione letteraria e non il contrario. E che il teatro, ancora una volta, dia prova di affrontare temi umani, sociali, politici è un fatto innegabile. La letteratura e la poesia degli ultimi anni non si stanno facendo in alcun modo promotori di necessità sociali, non danno “indirizzi” agli esseri umani, non ispirano e forse non aspirano a farlo.

La società dell'immagine, come la si chiama, con la scusa di sdrammatizzare questa fatica di vivere sta trasformando (o fa apparire) gli esseri umani come modelli fabbricati dalla stessa macchina. Che la fabbrica poi si trovi a Milano non è un caso e che spesso le emozioni, i sentimenti di riflesso vengano espressi nel Sud (e qui siamo proprio nel profondo Sud) non è neppure un caso. Ed è pur vero che l'immagine nitida, perfetta, ordinata di una società felice la si trovi esclusivamente in pubblicità. Mi chiedo ancora perché l'attuale catastrofe sociale appaia in teatro (ma non troppo spesso), in un certo cinema, soprattutto francese, e non compare quasi per nulla nella poesia, nella narrativa contemporanea italiana. Che il modello di successo abbia spinto gli autori a non correre rischi?

Il teatro di Ricotta (nella tradizione più completa e complessa che il “teatro è vita”) sembra volerci dire tutto: come il Teatro Panico di Fernando Arrabal o il cinema di Alexandro Jodorowsky o il cinema e la pittura di Roland Topor o la narrativa di Ende (La storia infinita), il grottesco del linguaggio di Beckett, l'assurda e incantata realtà di Ionesco. Raccogliendo in sé gli elementi della fiaba, dell'allucinazione, della paura, dell'incanto, dell'assurdo. E tutto con un dialogo che non ha nulla di astruso o di contorto che rende a volte opere teatrali dignitose subito datate.

E non sembri che si vada per esempi o per citazioni facendo riferimento all'intramontabile teatro dei greci, ancora oggi attualissimo, nel parlare di questo scrittore che ha saputo fondere splendidamente la cultura classica a quella contemporanea, l'ironia e il dramma della solitudine scevra da vittimismo, una conoscenza del teatro profonda che gli consente di non imitare, non ripercorrere temi già tracciati (in questo sta una certa ripetitività nelle didascalie, convinto forse che ciò che non ha modelli possa essere frainteso o mal interpretato). L'essere uomo del Sud (siciliano di Mussomeli in provincia di Caltanissetta) senza che da nessuna parte abbia altresì usato certi schemi, quali gallismo, mafia, sicilianità, che spesso fanno comodo (commerciale) a scrittori alla moda che rendono un pessimo servizio alla cultura siciliana, Mario Ricotta è quindi uno scrittore che ha messo al servizio della medicina la sua conoscenza dell'essere umano, i travagli, la cultura, la ribellione, la trasgressione e perché no l'incredulità nei miti, primo fra tutti Dio, la morale (non esiste falsa o vera), attraverso il viaggio interminabile dentro di sé. I suoi interessi molteplici, dalla filosofia all'antropologia, dall'arte all'ipnosi, dalla politica alla biologia e alla biochimica fanno sì che i testi da lui scritti siano pressoché inattaccabili.

Dopo un'educazione religiosa (che dev'essere stata terrificante) sceglie la strada della psicoanalisi e della psichiatria, pubblica La Risposta nel '79, seguita qualche mese dopo da Colei che sbadiglia ovvero il quadro e il buco con alcune poesie e nell'84 cinque opere teatrali La macchia, La Fessura, Applausi impossibili, Il Bacio, Il Falò. Con numerosi racconti, fiabe e testi teatrali nel cassetto ad appena trentasei anni è forse il più prolifico fra gli scrittori. O meglio alla continua ricerca di una verità che sa bene non esistere.

Contemporaneamente alla pubblicazione di queste opere viene messa in scena in prima nazionale La bottega all'angolo dalla cooperativa Teatro Nuovo di Palermo, con la collaborazione dell'Associazione Culturale Alikos.

Roberto Burgio

Regista, Attore

«Giornale di Sicilia»18 Dicembre 1988

PRIMA TEATRALE OGGI A MUSSOMELI

In quella bottega in cerca dell’uomo

PALERMO — (ra) Doppia occasione, oggi a Mussomeli, per conoscere il teatro di Mario Ricotta, autore siciliano di cui si presenta il volume dell’opera teatrale pubblicato dall’editore «Pellicano libri». A spiegare tematiche e tecniche dell’autore saranno Dario Bellezza, Dante Maffia, Luigi Reina e Renato Tomasino. Il primo appuntamento è per le 16,30, mentre alle 18 si può vedere, sempre alla palestra di via Madonna di Fatima, «La bottega dell’angolo», testo di Mario Ricotta messo in scena dalla cooperativa «Teatro nuovo» di Palermo con la regia di Roberto Burgio, che è anche fra i protagonisti, assieme a Danila Laguardia. Scenografia e costumi sono di Rosi Giordano.

«Mario Ricotta — scrive Burgio nelle note di regia — si muove nella dimensione dell’onirico con la naturalezza di chi sa di trovarsi nel proprio elemento (...). Ha un obiettivo: mostrare l’uomo nella sua ansia di un’identità che si dà per perduta ma irrinunciabile, che non vuole smarrire la memoria del dolore».

La presentazione e lo spettacolo saranno in seguito riproposti in altre località italiane.

Renato Tomasino

Professore ordinario di storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Palermo

18 Aprile 1989

La bottega all’angolo

E si giunge infine a La bottega all’angolo, dove ci pare che sia Beckett ad esser preso nella rete della rappresentazione analitica e svelato a se stesso su quella scena. Certamente beckettiano è l’ingrediente diegetico fornito dalla coppia grottesca, madre consunta al di là di ogni età presumibile e figlia feticisticamente mascherata nel trucco, che rintanate in una stanza attendono inutilmente il ritorno del padre, e nel mentre osservano una bottega oltre la strada perennemente aperta e illuminata. Questa temuta dimora di un uomo che, presumibilmente, non dorme mai, sta lì dentro come in agguato senza però mai mostrarsi, è forse la stessa dimora del padre, l’altra faccia di un’assenza che non si può mai colmare. Ed è qui che il classico triangolo della drammaturgia dell’assurdo — la coppia e l’Assenza — si carica di valenze analitiche; tanto che i termini del gioco possono pure commutarsi (come ci avvertono le didascalie d’autore) e la figlia può divenire un figlio, la madre avvizzita un’enorme creatura onnivora, il bottegaio potrà alla fine comparire o meno, e svelarsi come il padre o identificarsi nei panni e nella parrucca della madre, e tutto ciò non farà differenza: le diverse soluzioni del plot non faranno che rafforzare ed esibire di nuovo il gioco relazionale, cioè l’unica, autentica e originaria, rappresentazione scenica.

E come in ogni rappresentazione scenica che si convenga, non mancano i «colpi di teatro»: il mascheramento continuo, ossessivo, della figlia che allude a una vera e propria dolorosa esercitazione speculare, alla ricerca di quello sguardo dell’Altro che possa donarci la nostra identità. Poi, sullo sfondo di questa dolorosa, fantasmagorica, grottesca danza di feticci, di sintomi di un corpo spezzettato dal desiderio, monta il tema della pazzia, di questo stato sconosciuto e temuto che appare pronto a inghiottirci nel suo vortice di non-senso, di eccesso di senso. Si può immaginare tragedia più grande? Direbbe ancora il nostro elisabettiano. Qui ne vediamo almeno i sintomi, amorevolmente raccolti e resi danzanti nello spazio preciso di una dimora scenica — la stanza — nella misura convenzionale dei due atti, perché il teatro si dia come vivente anche attraverso le sue griglie. La bottega all’angolo è dunque davvero il luogo dove il desiderio sembra congiungersi alla rappresentabilità grazie a una legge felice della scrittura e del suo spazio.

Roberto Burgio

Regista, Attore

18 Aprile 1989

Note di regia

«Il mondo pretende di essere divertito e invece va turbato» (Thomas Bernhard).

Mario Ricotta si muove nella dimensione dell’onirico con la naturalezza di chi sa di trovarsi nel proprio elemento; e lo fa senza inutili compiacimenti, con il rigore, anzi, e l’attenzione che tale materia richiede quando di essa si vuol fare il proprio mezzo espressivo.

Il suo mondo teatrale non può non irretire il lettore, il quale viene coinvolto quasi senza accorgersene nelle situazioni del testo, in un turbinio di immagini e di associazioni che si caricano di valenze sempre nuove, ora liriche, ora ironiche, talvolta da incubo.

Ma l’Autore, dicevamo, non si compiace del proprio febbrile immaginare; egli ha un obiettivo: mostrare l’uomo nella sua ansia di un’identità che si dà per perduta ma irrinunciabile, l’uomo che si dibatte nel vuoto della Mancanza, che si strugge nella nostalgia di sé, che non vuole smarrire la memoria del dolore.

E questo nucleo tematico costante nell’Opera di Ricotta trova, a nostro avviso, la sua espressione più alta ne «La bottega all’angolo», che di quell’ansia, di quella Mancanza è testimonianza quanto mai viva e dolorosa.

Nell’edizione che di questa pièce presentiamo, abbiamo inteso dare statuto scenico alla «circolarità» del tracciato drammaturgico (che vede i personaggi cercarsi, inseguirsi, sfuggirsi nel vano e reiterato tentativo di trovare un senso al proprio esserci), in sequenze che, proposte da angolazioni sempre diverse, scandiscono il ritmo di un percorso che non ha un punto di arrivo, non ha soluzione.

Il nostro grazie, infine, a Mario Ricotta e alla Associazione Culturale «AliKos» per averci dato questa opportunità.

Da vedere e da ascoltare

Presentazioni e interviste

Presentazione del volume «Teatro»

Presentazione · 18 Dicembre 1988 · Mussomeli

La serata di presentazione del libro che raccoglie le opere teatrali dell’autore, il giorno dopo la rappresentazione.

«La bottega all’angolo» alla palestra comunale di Mussomeli

Rappresentazione · 17 Dicembre 1988 · Palestra comunale, Mussomeli

La ripresa integrale dello spettacolo.

«La bottega all’angolo» — dietro le quinte

Rappresentazione · 16 Dicembre 1988 · Palestra comunale, Mussomeli

Le prove del giorno prima: la compagnia al lavoro sul palco della palestra comunale.

In scena

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