Cesare Sermenghi
Poeta, Commediografo, Saggista
Lettera11 Febbraio 1980
Preg/ma Sig. Prof. Giuseppe Palermo
M u s s o m e l i
Gent/mo Sig. Professore,
grazie delle parole di dedica e del libro, che ho letto attentamente (quasi studiato) e chiosato. Perché è stato come un verificarsi dal di dentro; questo tentativo che ognuno di noi pone in essere per cavar fuori il ragno dal buco ("La risposta", dal dramma della esistenzialità).
Mario Ricotta è stato bravissimo a farcela. Anche se in questa ginnastica psicologica, di contro alla mia conclusione (ma conta?), egli trovi la risoluzione del problema in Dio, ponendo sulla ribalta:
1) il filosofo, che inutilmente giuoca le sue parole sul tavolo del ping-pong (la nostra proiezione dialettica, il tavolo);
2) il discepolo cieco, che nel tentativo di "violentare" "la donna incinta" (la verità), rimane statua di pietra: variante della altra statua di sale cui pure venne mutata la moglie di Lot per avere voluto ella guardarsi nel di dentro (preventivo dal gran bordello di Sodoma e Gomorra, peraltro sempre attuale) e darci una "risposta";
3) il maggiordomo che, essendo cieco, sordo e muto, mi richiama il vecchio dementico che Camus colloca nel dramma "Il Malinteso", a compendio della incomunicabilità umana;
4) il prete, infine, la parte formale della nostra religiosità incontaminata, o nella tal "donna incinta" che, poveretta, personificando la verità (a me così pare) non può farcela a partorire, mentre il filosofo inutilmente continua a "guardarsi allo specchio" per il suo "se seiro negare".
Ed infine, la Chiesa; altre sforzo per la ricerca della verità, con tutte quelle "medicine" mentre "un aggeggio" "metà orologio e metà stufa" (il tempo e il calore della vita in armonica simbiosi) campeggia sopra un prete che, essendo col capo coperto (è il paramento che più gli si addice), mostra di essere più liturgico che teologo (d'altronde questa è la Chiesa), cioè più formale (cioè politica) che sostanziale (religiosa) nel rituale di ogni giorno; poiché egli - il prete - giuoca inutilmente con il "cerchio" (cioè la perfezione geometrica dell'unicum, del globo, dell'erba - da curare, curvare come poi è il macrocosmo, il) Mario Ricotta trova poi "La Risposta" da Dio.
Ben per lui, che non ha tanto da cercare ancora, se si prescinde dal libro "La Risposta", di altissimo livello e di eccezionale valore psicologico. Ma per gli altri, che non hanno nulla cui credere?
Mi ossequi tanto ai Suoi.
Un caro fraterno abbraccio per Lei e suo fratello. E tanti, tanti affettuosi complimenti per Mario Ricotta: egli, che pur ruotando attorno al pensiero, trascinandosi dietro le infinite parabole dell'universo della psiche (illusioni e sconfitte) per i campi di una solitudine immensa (il maggiordomo) noia, assurdo, stupore, perviene alla univocità dell'essere attraverso la scorciatoia di sempre: Dio.
Cesare Fermenghi (o Formenghi)
Bivona 11 febbraio 1980
