Massimo Naro
Teologo, Critico
La Trappola
Caro Mario,
ho finito di leggere il tuo bel romanzo. Il caldo di quest’estate mi ha rallentato non poco nella lettura. Ma anche la struttura “a matassa” – se così posso dire – della tua narrazione, mi ha costretto a andare spesso a riprendere il bandolo della matassa dopo ogni interruzione. Talvolta ho avuto l’impressione di essere sempre allo stesso punto, anche se avvertivo lucidamente lo svilupparsi della trama: una prosa “a uomo”, con marcature relazionali strette, con spazi ridotti e con tempi sincopati. Basti pensare che il funerale del segretario del vescovo dura per un romanzo intero (ancora nel 21° capitolo il vescovo lo sta celebrando…).
Le cifre narratologiche sono quelle tue tipiche, soprattutto l’ambiguità identitaria, che nel tuo romanzo viene chiamata continuamente in causa e che viene a un certo punto definita come “confusione”.
Si tratta della confusione/ambiguità del protagonista, che fa capolino già nel suo nome, femminile per una certa percentuale e maschile al contempo: Ines Gionata. Il quale si traveste di puttana per tentare di salvare un ragazzo rincorso e mai raggiunto veramente per tutta la durata del romanzo. In realtà, Ines Gionata – con questo suo doppio nome – è travestito già nell’intimo della sua identità. Scrittore premiato ma che non riceve il premio e che si scopre piuttosto scrittore per commissione, scrittore incaricato da una società di invisibili, scrittore per vocazione si potrebbe anche dire… Testimone di un omicidio avvenuto a Catania: un travestito ucciso da un gruppo di ragazzi…
La sua principale confusione è però quella della sua identità religiosa: Era un immenso impegno avere una fede. Una vera fede. Era un immenso impegno non avere fede.
Del resto questa confusione/ambiguità è propria anche degli altri personaggi maggiori del romanzo: Paolo “Di” Tarso (il Paolo “di” Tarso biblico, che ispira il personaggio, scriveva del resto: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”). Anche Paolo – ex-prete che però celebra messa in casa – è spiritualmente confuso ed ambiguo: “Freud da una parte e Darwin dall’altra avevano dissolto gli ultimi spiragli di fede. Aveva combattuto per Dio e contro Dio nello stesso tempo”. “Sono sdoppiato. La mia vita è complicata. Non so chi sono. Il mio doppio mi viene sempre a trovare. A volte mi sembra di vederlo al mio posto e io divento il suo doppio”. “Paolo metteva in scena di nuovo il suo sdoppiamento”... Tanto da dover far ricorso a una psichiatra: personaggio al femminile, cosa che mi ha indotto a pensare al fatto reale che tu, che sei lo scrittore, sei pure uno psichiatra, quasi che questa tua “professione” fosse l'integrazione “femminile” della tua “vocazione” di scrittore…
Anche un altro importante personaggio è portatore della confusione/ambiguità, a partire dal suo nome: Michele Lucifero. “Ci sdoppiamo. Questo è il nostro modo di vivere. In questo consiste l’invisibilità”, proclamò Michele Lucifero.
E la medesima confusione/ambiguità si ritrova negli altri personaggi, membri spesso della società anonima degli Invisibili (la cui sede è curiosamente una biblioteca, magari costituita da libri stampati sulla carta ricavata dal legno dell’edenico albero della conoscenza del bene e del male…), come nel caso del giudice Ferri: “Sono la stessa persona!” “Non sono però quello dell’altra sera, anche se sono la stessa persona”.
E come nel caso supremo del personaggio alquanto onirico del Cristo: “Sono Gesù Cristo.” Diceva la voce tra il maschile e il femminile”. “Non è uno scherzo. Sono davanti a te in veste di donna, di travestito, di trans come vuoi tu”. “Gesù era ricorso alla veste di donna pur di riaverlo con sé anche per pochi minuti? E ora a quello di travestito? Lo amava così tanto? Aveva così tanto bisogno di lui?”.
“Ti conosco sotto tante vesti: come mendicante, carcerato, forestiero, migrante ma non in quella di donna e tantomeno di travestito”…
Si tratta, a guardar bene, sempre dello stesso personaggio: tutti loro sono sfaccettature, o sfumature, di un medesimo personaggio, che per parte sua è anche l’alter ego dello scrittore, nella sua trama profondamente autobiografica (dovrei dire più precisamente: auto-esistenziale).
Infine, anche i temi narrativi sono quelli tuoi tipici. In primis il sesso e le sue varie declinazioni: omosessualità, prostituzione, stupro, persino la morte violenta ricercata come mezzo per godere. Poi la morte stessa, con le sue declinazioni: la morte naturale sotto forma di infarto o il suicidio, l’omicidio, il coma e il sogno del protagonista stesso che nella realtà ha avuto un incidente e giace nel suo letto a Palermo, mentre sogna di stare a Catania…).
Poi ancora la vita, con le sue varie declinazioni: anch’essa sogno, coma, mal-di-vivere, “trappola” da cui non si può evadere se non nascondendosi sotto mentite spoglie e pertanto rendendosi invisibili, tensione al suicidio, sublimazione del suicidio stesso in un finale volo divino, sovrumano…).
E infine la “malattia” mentale con le sue declinazioni: la fede, ma anche l’agnosticismo e lo scetticismo, la schizofrenia, la doppia personalità, ecc.
Romanzo molto interessante, benché non semplice...
Grazie per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima. Spero che possa presto rifinirlo e pubblicarlo.
Ti abbraccio,
Massimo