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Inedito
Quegli occhi colpevoli
Romanzo · Inedito
Condannato a farsi estirpare gli occhi da un tribunale che arriva in sogno, per un delitto che non ha ancora commesso.
Di cosa parla
«Condannato ad avere estirpati gli occhi». La sentenza arriva in un sogno, o in un incubo, per mano di un usciere sottile abbastanza da passare per la fessura della porta — e somigliante in modo incredibile a un usciere vero, che abita nel palazzo di fronte e chiede con insistenza di condividere l’insonnia. Da allora i due passano il tempo a spiarsi a vicenda.
Un giudice pazzo ha emesso la condanna, o forse era stata emessa fin dalle origini e il giudice ne è soltanto l’esecutore. La colpa più grave non è stata commessa: è un delitto che il protagonista di sicuro commetterà. Il processo attraversa tutto il romanzo, costante e quasi ossessivo, non per arrivare a una condanna ma per darle una storia.
L’arresto, pur scontato, viene rimandato: il potere vuole prima entrare nel mondo perfetto che l’imputato ha costruito e che fa paura, precluso a tutti, perfino alla moglie. Solo Paola, la sua amante, riesce per caso a entrarvi per attimi; poi gli chiede di aiutarla a riconoscere un figlio di cui non ha memoria, una richiesta impossibile che rischia di mandare tutto in frantumi.
Verso la fine il romanzo sfocia nel teatro: un regista convoca gli attori per commentare quel che è accaduto, e gli attori decidono di interpellare l’autore. L’ultimo capitolo non è ancora scritto — ci sono solo bozze. L’autore vi racconterà il contesto storico e il vissuto personale che fanno da cornice al libro, o forse ne sono l’essenza; ma lo scriverà soltanto quando un editore avrà deciso di pubblicarlo.
Condannato ad avere estirpati gli occhi.
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